
Lilli Gruber fa settimanalmente discutere: settimana scorsa, la conduttrice di Otto e mezzo, è stata attaccata duramente da L’Avvenire, ieri direttamente dai suoi colleghi, impegnato in uno sciopero per la difesa dei propri diritti e contro i licenziamenti previsti.
Secondo quanto riportava Il corriere della Sera qualche giorno fa, L’Avvenire avrebbe accusato la giornalista, di aver detto che i vescovi erano contrari al doppio cognome per i bambini (prendendo spunto da un editoriale del quotidiano Cei), mentre non era vero.
L’attacco del direttore Dino Boffo, non si è limitato alla frase “Se la Gruber critica senza leggere”, ma ha anche lasciato intendere che la Gruber è una crumira, per non aver scioperato per i colleghi licenziati di La7.
A riguardo la Gruber ha risposto:
questa settimana farà una trasmissione dedicata alla crisi dell’editoria.
Apriti cielo: proprio suddetta puntata, con ospiti il presidente Fieg Carlo Malinconico e il presidente Fnsi Roberta Natale, ha fatto saltare sulla sedia il CdR del telegiornale di La7, che ha diramato un comunicato:
È gravissimo – continua il comunicato del Cdr – che nel corso della trasmissione i conduttori Federico Guiglia e Lilly Gruber – in passato esponente di primo piano del sindacato Usigrai e fondatrice del Gruppo di Fiesole – abbiano ignorato del tutto la durissima vertenza di La 7. Come più volte denunciato, la tv del gruppo Telecom Italia è stata gestita negli ultimi 5 anni senza alcun piano industriale, con la marginalizzazione delle risorse interne, gli appalti ai soliti noti e lucrosi contratti ad esterni tra i quali l’ex volto del Tg1 è solo l’ultima arrivata. Quando ieri a 8 e 1/2 il presidente della Fnsi Roberto Natale ha ricordato sui titoli di coda, la vicenda chiedendo all’editore di revocare i licenziamenti, la stessa Gruber si è affrettata a ribadire che a La7 “si continua ad investire sull’informazione: una delle prove è Ilaria D’Amico e il suo programma Exit”: altro format di approfondimento giornalistico acquistato da Magnolia al costo di oltre 200 mila euro a puntata
Mai ritorno fu più rumoroso!