Annozero, l’amore ai tempi di B: basta con i casting?

Stanchi, delusi, affranti. Una volta al computer per scrivere il pezzo sulla recente puntata di Annozero sentiamo crescere dentro di noi tanta commiserazione verso un Paese che preferisce parlare di tutto fuorché dei suoi problemi reali. A un tasso di disoccupazione altissimo, che riguarda soprattutto i più giovani ma che non risparmia nessuna fascia d’età, si è preferito anteporre commenti tra i più disparati su una casa acquistata a Montecarlo, poi è toccato al caso di Sarah Scazzi subire il difficile destino della profanazione più estrema, intanto si precipita nella melma ma nessuno sembra notarlo. Ora sono giorni che non si fa altro che parlare di bunga bunga, della presunta relazione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con tale Karima El Mahroug detta Ruby divenuta da poco maggiorenne, di origini marocchine o forse no egiziane, presunta parente di Mubarak, ma pare non essere vero neanche questo. E’ la politica della menzogna, quella ripetuta fino alla saturazione al punto da diventare verità.

Nessun colpo di scena nella serata della seconda rete Rai dedicata alle due escort, su cui è stata dirottata l’attenzione morbosa dell’opinione pubblica pur di distoglierla da ben altri problemi, un giochino visto e rivisto a cui neanche Michele Santoro riesce a sottrarsi. Assenti entrambe le protagoniste, anche l’ultima arrivata tal Nadia Macrì, già sul punto di rubare la scena a Ruby, pronta a rivelare verità scabrose, bloccata appena in tempo dal riserbo dei magistrati. E’ l’Italia che pesta l’acqua nel mortaio, più è torbida meglio è. Siamo certi che sia così importante conoscere le origini di questa ragazzetta venuta dal profondo sud, che sembra aver già capito le dinamiche di un certo mondo? Le famose pubbliche relazioni di cui parla Lele Mora, dietro cui si cela il dissennato mercato del sesso in cambio di fama e denaro. Niente di strano ormai: ciò che una volta si svolgeva nel silenzio delle garconniere ora è di dominio pubblico.

L’avvocato Niccolò Ghedini ce la mette tutta nel propagandare l’immagine di un premier benefattore, Paolo Mieli si erge a suo (del premier) consigliere spirituale, individuando nelle cattive amicizie il motivo di un tale calo di popolarità. Non può non deve una persona di cosi alto valore, sempre pronta a dire di si, a barattare la propria credibilità con delle ragazzette arriviste. Siamo all’assurdo il cacciatore diventa preda, preso tra le grinfie della propria passionalità. Che c’è di male ad amare le donne? Peggio essere gay! Peccato che a dirlo sia una delle più alte cariche delle Stato che dovrebbe riflettere prima di parlare. Alla fine tutto si risolverà in una bolla di sapone. Dice bene Emilio Fede:“Se Ruby fosse venuta con me ad Arcore non vedo dove sarebbe stato il problema”. I casting non sono affatto finiti, anzi sono solo all’inizio.

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