Verissimo, sabato 26 maggio su Canale 5: Elena Santarelli parla del tumore del figlio Giacomo

di Antonio Ruggiero Commenta

Elena Santarelli è nello studio di Verissimo su Canale 5 con Silvia Toffanin per raccontare la vicenda che coinvolge suo figlio Giacomo, colto da un tumore

Silvia Toffanin affronta nella nuova puntata di Verissimo su Canale 5 un’intervista molto delicata con Elena Santarelli, che da sei mesi lotta accanto al figlio di 9 anni Giacomo a cui è stato diagnosticato un tumore.

Elena Santarelli, la forza e l’amore di essere madre

Il 30 novembre 2017 ci hanno dato la diagnosi, all’inizio eravamo increduli. È la prova più difficile della mia vita.

Non mi sono mai chiesta perché questa cosa sia successa proprio a me, l’ho accettata e ho fatto entrare il dolore dentro una parte di me.

Sto soffrendo ma mi rimbocco le maniche, faccio quello che devo fare e vado avanti.

Siamo una famiglia normale con un problema da risolvere.

La Santarelli spiega:

Ormai in casa siamo in sei: io, Bernardo, Giacomo, Greta, il cagnolino Neve e il tumore. Che c’è e lo affrontiamo. È una battaglia che si può assolutamente vincere, ne sono convinta.

Le cure di Giacomo non sono ancora terminate ma siamo tutti superpositivi perché stanno andando nel verso in cui dovrebbero andare.

Molti definirebbero questa condizione una disgrazia, per me invece non lo è: è un’opportunità di fare questo passaggio della vita, a cui evidentemente eravamo destinati, e magari trarne anche dei benefici.

La showgirl approfondisce insieme alla Toffanin come si affronti la situazione col piccolo Giacomo:

La psicologa mi ha detto di cercare di essere positiva, perché se il bambino vede la mamma allegra lo sarà anche lui.

Il linguaggio usato con Giacomo è un linguaggio chiaro: il problema si chiama tumore.

Ci hanno consigliato di non nascondere la verità e di non lasciare irrisolte le sue domande.

Non ho mai trattato mio figlio come un malato e mi piace dirlo alle mamme che ci guardano da casa e che magari stanno vivendo una situazione simile alla nostra.

Il racconto della malattia è stato graduale: siamo partiti da una versione più leggera per arrivare poi a  una più dettagliata sempre con un linguaggio adeguato a un bambino di quasi 9 anni.

 

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