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L’infedele, il decimo anno: il solito Gad Lerner per il solito talk

Con la consueta pacatezza, con la solita flemma che lo caratterizza, Gad Lerner ha dato il via alla decima stagione de L’infedele, l’approfondimento politico di La7 del lunedì sera. La puntata, dedicata alla manovra economica e alla situazione politica italiana, s’è sviluppata senza particolari guizzi spettacolari, televisivamente parlando.

D’altronde un mostro sacro del giornalismo del piccolo schermo come Gad Lerner sa il fatto suo, come ha dimostrato quando ha interrotto il sottosegretario Guido Crosetto, il quale lamentandosi dell’eccessivo pessimismo manifestato dagli altri ospiti in studio, si stava avventurando in un discorso stile politichese:

 Ci guardano in pochissimi, ragioniamo. Non trattiamo da fessi i telespettatori.

Come a dire: ‘qui, anche se siamo in tv, si discute, si parla senza scivolare nella mera propaganda politica’. Ed è la frase esplicativa, programmatica de L’infedele. Un talk pacato, ragionato, elitario. Anche oggi quando, sfiorando il tema delle ingiustizie sociali, il rischio di far decollare il programma è stato concreto (l’ospite Maurizio Landini, segretario della Fiom-Cgil, peraltro, è uno che non fa sconti nello scontro dialettico). Beninteso, Lerner non ha tenuto per sé nemmeno stasera le sue idee, non s’è nascosto in inutili diplomazie.

In apertura (o quasi, considerato che i primi 15 minuti di diretta sono stati monopolizzati dal conduttore), il coro dell’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano seguendo “la sigla più bella della televisione italiana“, il Magnificat di Johan Sebastian Bach (e come dargli torto?), ha impreziosito la diretta. Orchestra che poi ha replicato con Va pensiero.

In un programma che non ha modificato nulla rispetto alla scorsa stagione, si conserva anche il difetto della eccessiva lunghezza.

 

 

 

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