Uno Zecchino D’Oro senza oro nella settimana Mondiale per i Diritti dei bambini

Foto: AP/LaPresse

Nono appuntamento di stagione con le riflessioni di Riccardo Cresci: il giornalista, volto giovane noto al pubblico di Sky Tg 24, quest’anno apre la settimana televisiva di Cinetivu. Oggi Riccardo ci parla della settimana Mondiale per i Diritti dei bambini e dello Zecchino d’oro.

Nella settimana appena trascorsa, anche internet ha voluto dire la sua per ricordare un episodio sicuramente importante per la nostra storia. Dobbiamo andare indietro nel tempo, viaggiando esattamente nel 20 novembre 1959, quando l’Assemblea Generale dell’Onu adottò la Dichiarazione dei Diritti dei Bambini ed approvò la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia; tra i suoi scopi quello di assicurare ad ogni bambino Salute, Istruzione, Uguaglianza e Protezione. Sono passati cinquantuno anni e per l’occasione anche uno dei più grandi social network si è colorato a festa. Se Google, ha voluto ricordare tutti i bambini nel suo logo, disegnandoli durante i loro principali momenti della giornata, dal risveglio alla scuola, facebook invece, social network per eccellenza, ha scelto di invitare tutti i suoi abitanti a cambiare la propria foto personale nell’obiettivo di voler ricordare i propri cartoni animati preferiti del passato. Una settimana intera per poter festeggiare con simboli semplici, ma divertenti, la giornata Mondiale per i Diritti dei bambini.

E’ stato simpatico poter rivedere, grazie a Facebook, un vero e proprio tappeto colorato sterminato di facce disegnate che ripercorrevano i vari passaggi della nostra vita, in molti hanno aderito e il risultato è stato un vero successo. Certo, non sono bastati dei cartoni animati per cambiare situazioni preoccupanti o per risollevare situazioni d’urgenza, ma sicuramente è stato un sassolino nello stagno che ha fatto eco anche tra le montagne più sorde. Già, i bambini, quante volte ne ho parlato durante i miei appuntamenti con CineTivù, sensibilizzare l’opinione pubblica nel salvaguardare i più piccoli è stato fin dal primo giorno il mio obiettivo per questa rubrica.

Se con piacere ho accolto queste iniziative volte a proteggere i più piccini e nel voler ricordare le loro fragilità, poco felice mi ha reso la direzione che molti programmi televisivi stanno scegliendo. Proprio in concomitanza con la settimana dedicata ai Diritti per l’infanzia si è celebrata la 53° edizione dello Zecchino d’Oro, che d’Oro sinceramente, ne vede proprio poco ultimamente, almeno a mio avviso. Neanche d’argento si potrebbe più definire, quello che stiamo vedendo in questi ultimi anni è uno Zecchino sbiadito dal tempo che ha perso totalmente la sua essenza e che vive solo per far felice una piccola fetta di pubblico o per volere di qualche Dirigente molto affezionato allo storico programma.

Non c’è molto da dire, lo Zecchino si è perso per strada e il colpo di grazia è stato inflitto alla sbagliata gestione affidata in questi ultimi tempi. Una trasmissione per bambini dovrebbe essere condotta ed animata da chi bambino lo vuole essere davvero, da chi ha un rapporto sincero di comunicazione con i più piccoli, da chi vive per la passione nel divertire il baby spettatore, non per dare il contentino ai primi conduttori sotto tiro.

Non mi capacito dell’esigenza di dover arruolare nel regno dei bambini due figure che realmente cozzano come il dolce col salato, come il giorno con la notte. Invece di puntare su giovani figure, su nuovi conduttori, facce fresche abituate a lavorare con i bambini o quantomeno realmente vicini al mondo dei più piccoli, ci vediamo anno dopo anno prigionieri di conduttori sempre differenti che poco arrivano al mondo fatato del pubblico innocente. Non è mio il compito di giudicare l’operato di Veronica Maya o Pino Insegno, due conduttori in settori differenti, ma credo sia sotto l’occhio di tutti l’esigenza di rinverdire un programma arruolando visi più consoni al contesto specifico. Un programma per bambini dovrebbe essere condotto da veri Peter Pan, incastonare nella corona due brillanti opachi in un contesto di diamanti sfavillanti è troppo facile, fin troppo evidente, soprattutto per i piccoli telespettatori.

In Italia siamo “colmi” di giovani professionisti pronti a farsi notare, decine i giovani conduttori che avrebbero sicuramente potuto dare di più, avvicinandosi ai reali gusti dei più piccoli, ravvivando uno spettacolo che a tratti aveva il sapore di una minestra riscaldata dal retrogusto quasi amaro. Un’edizione soporifera e monotona questa che niente c’entrava con il vero spirito dello Zecchino D’Oro, da archiviare in soffitta senza troppe lodi. Non me ne vorranno per le mie parole il contadino, il topolino, il gatto e il grande papà, unici veri vincitori di questa edizione di finto Zecchino.

Ed io mi domando, ma Lorenzo Branchetti, Massimiliano Ossini, Giovanni Muciaccia, Georgia Luzi, Michele Bertocchi, Daniele Battaglia, Francesco Facchinetti… Perché loro no alla conduzione? Mago Zurlì pensaci tu, se ancora qualcosa puoi…

Cresci con Riccardo continua …

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