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Recensione: 30 giorni di buio… 1 ora e 50 minuti di noia!

30 giorni di buio, ovvero una buona idea sprecata malamente.
In Alaska, per 30 giorni, la cittadina di Barrow (e credo non solo) si trova tra novembre e dicembre senza la luce del sole. La maggior parte degli abitanti emigra a sud per un mese, i rimanenti si godono la pace e la tranquillità di una città al buio standosene rinchiusi in casa per evitare di ammalarsi, causa violente nevicate.
Quest’anno gli abitanti di Barrow, tra cui lo sceriffo Eben Oleson (Josh Hartnett), la sua compagna nonché moglie Stella Oleson (Melissa George) e suo fratello Jake Oleson (Mark Randall), hanno visite: un gruppo di vampiri in doppiopetto (di cui uno la coppia sputata di Marylin Manson), con la faccia sporca di sangue (solo dal naso in giù) decide di depredare la città e fare una bella bevuta di sangue fresco (freddo, visto il clima).


Bella storia direte voi. Certo, se non fosse che per un’ora e mezza di film accade sempre la stessa cosa: l’uomo si nasconde, il vampiro lo cattura, lo mangia e lancia un urlo che farebbe impallidire Katia Ricciarelli. Penserete che stia esagerando, ma purtroppo non è così: questo thriller/horror non racconta nulla e finisce nella maniera più scontata con tanto di gesto eroico del protagonista. Inoltre, cavalca la moda dello Splatter, genere tanto amato nel nuovo millennio e poco compreso: splatter non è sinonimo di Horror!
Non solo: i personaggi sono caratterizzati da schifo (a tal punto che quasi ti vien voglia di gioire quando muoiono), il film per il tema di cui tratta è lento come pochi e i giorni, 30, passano in un batter d’occhio in certi casi e non finiscono più in altri, tanto da rendere poco credibile la storia (quando i protagonisti si nascondono, il regista manda avanti la storia saltando intere giornate, e questo fa chiedere allo spettatore comune, perché i cittadini debbano uscire quando, stando imboscati, i vampiri non cercano nemmeno di trovarli).
Passiamo agli aspetti positivi: suggestiva e molto ad effetto la città che brucia, ma anche tutta la fotografia in generale, curata da Jo Willems e come detto in precedenza il soggetto (che trasformato in sceneggiatura perde tutta la sua bellezza), che è tratto dalla collana di fumetti omonima firmata da Steve Niles e Ben Templesmith.
Concludendo: il film prodotto dalla società di Sam Raimi, ha nomi interessanti nel cast, Josh Artnett (Slevin, 40 giorni e 40 notti. Sin City) e Melissa George (Turistas, Mulholland Drive) e un regista promettente, David Slade, dietro la macchina da presa, oltre alla Weta Workgroup (Il signore degli anelli) per gli effetti speciali, eppure manca di mordente: è una storia prevedibile, troppo lenta e i personaggi sono troppo stupidi per essere veri.
Consigliato a quelli che amano i vampiri e non si aspettano assolutamente nulla da questa pellicola (sennò rimarrete delusi), a quelli che riescono ad appassionarsi con film banali e a tutti coloro che quando guardano un film non si fanno troppe domande.
30 giorni di buio… porta noia allo spettatore.

4 commenti su “Recensione: 30 giorni di buio… 1 ora e 50 minuti di noia!”

  1. Non avevo dubbi che potesse essere una, come si dice, sòla, i film horror nella maggior parte dei casi sono diventati tutti uguali.Un salutone!

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  2. Deprimente!bella l’ambientazione e la fase finale con il fuoco.Per il resto fa schifo, quasi 2 ore di rottura soporifera!
    Adoro i film su il vampirismo…questo però è per chi non capisce nulla di horror!

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