SUl Doppiaggio – 18 – Il traduttore e l’adattatore

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Il traduttore

La figura del traduttore ricopre un ruolo marginalizzato dall’industria del doppiaggio e in ogni caso non autonomo, poiché cura una prima stesura di traduzione letterale e grezza del copione originale del film da tradurre, senza occuparsi della parte meccanica di sostituzione dei dialoghi. Spesso il prodotto risultante può essere un testo scadente dal punto di vista della lingua d’arrivo.


L’adattatore – dialoghista

L’adattamento deve essere per prima cosa una trasposizione culturale del film da tradurre per renderlo comprensibile alla cultura del paese committente, tenendo conto anche di un eventuale idoletto (lingua con caratteristiche proprie di una persona che per vari motivi utilizza la lingua standard con particolarità tutte sue.

L’adattamento è affidato all’adattatore – dialoghista, che è colui che di un testo realizza un pre-testo, in altre parole un testo che viene elaborato preliminarmente, un copione che i doppiatori lavoreranno in seguito, apportandone, volendo, delle modifiche.

Il lavoro dell’adattatore – dialoghista è fondamentale e creativo: non è importante una perfetta conoscenza della lingua straniera (per quella si fa richiesta al traduttore), ma occorrono abilità, inventiva e sensibilità artistica per smembrare e ricomporre il testo già tradotto tenendo conto delle pause e dei movimenti labiali degli attori.

La sua è un’opera molto delicata poiché consiste nella ricerca di parole adatte per la lunghezza, per l’accentuazione, per la ricostruzione delle pause; tutto ciò inoltre si deve accordare con il lavoro del doppiatore che, con la sua voce, dovrà aderire il più possibile al senso originale dell’opera.

Il rischio dell’adattatore – dialoghista non è solo quello di modificare il senso del testo originale, ma soprattutto quello di falsificare il livello espressivo – emotivo del dialogo originale e quindi di alterarne la funzione.

L’adattamento deve portare a colmare delle differenze culturali tra il contesto originale e il nuovo contesto. Per ottenere questo risultato ci sono tipi di interventi differenti e tra questi la chiarificazione e la trasposizione linguistica.

La chiarificazione viene utilizzata per spiegare certe espressioni che rimandano a contesti e situazioni della nazione d’origine del film, che fan parte del sapere di quella nazione, ma che un italiano non capirebbe. Un altro suo compito è quello di allungare il testo originale quando questo è reso in lingua originale con un’ellissi o semplicemente da un’immagine o ancora di specificare qualcosa di non detto.

La trasposizione linguistica avviene attraverso la cancellazione di marche di nazionalità, di parole, giochi di parole e proverbi e di espressioni legate a tratti locali d’una cultura. Non sempre però esiste un termine equivalente in italiano. In questo caso bisogna usare una parola generica o affidarsi alla creatività dell’adattatore o, in caso non sia molto importante, eliderla.

L’adattamento compie un’importante operazione linguistica, poiché, lasciando passare certe espressioni straniere e trattenendone altre, agisce da filtro per i forestierismi.

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Nella foto: Sandro Acerbo

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