Sul Doppiaggio – 17 – La scena descritta da Rigaud. Introduzione ai ruoli.

di Diego Odello Commenta

Finisce oggi la storia raccontata da André Rigaud in un articolo del 1936. Da domani la descrizione di ogni ruolo e ogni fase del doppiaggio. Gustatevi la conclusione e le riflessioni finali:

Intanto, nella gabbia di vetro, guidati dal miracolo di un gesto dell’ingegnere, tutti questi rumori confusi vengono ordinati e prendono il loro posto preciso. Una musica lontana. I rumori della strada che salgono verso una finestra aperta. Due innamorati che si mormorano i soliti giuramenti eterni.

Poveri innamorati! Li sto guardando attraverso i vetri. Fanno tutti e due dei gesti pieni di passionalità, ma poveretti non si vedono neppure. Sono l’uno vicino all’altro, ma non si vedono e per giunta non si sentono neppure, tanto è il fracasso riunito dell’orchestra e dei rumoristi. Ma i microfoni trasportano ogni rumore sul piano della sonorità esatta: trasformano il tumulto in una armonia.


La scena è finita. Tutti si fermano e un attimo di stupore comanda il silenzio, come nell’uscire da un sogno si esita a riprendere contatto con la vita. Poi le conversazioni esplodono nella tregua. Finalmente i presenti sono autorizzati a emettere dei suoni di loro diretta proprietà e sui quali il microfono non ha più nessun diritto.
Il mettinscena rimprovera dolcemente ad un’attrice:

– Voi avete detto: Vi ascolto. Invece di: Io vi ascolto. Questo fa una sillaba di meno.

Il direttore tecnico, consultato a questo grave proposito, dice che si tratta di un peccato fonico veniale. Quando si monterà il film, si allungherà un poco il suono e tutto sarà riparato.

– Signorina avete pronunciato con troppa fiacca psicologica la vostra battuta: Voi siete un cretino. Ripetete la battuta.
– Voi siete un cretino!
– Ancora una volta. Fate finta di dire la battuta a me.
– Voi siete un cretino!
– Benissimo! Conservate la stessa intonazione. Fra poco ve la farò ripete.

L’ingegnere del suono, con le sopracciglia corrucciate, ascolta i microfoni e li sposta, per finire poi col rimetterli al posto stesso dove già si trovavano. Il rumorista chiede una nuova pila di piatti da rompere. Il direttore d’orchestra ha ricominciato a tossire in libertà. Il dubbing è finito.

Quello che potrebbe apparire agli occhi di un profano, come un circolo di idioti, in realtà è una sala doppiaggio. Oggi in sala non si registrano più le musiche e i rumori, ma soltanto le voci. I microfoni sono tecnologicamente più avanzati, i leggii più confortevoli, i copioni più moderni, ma . Il clima di follia generale non si deve confondere con il dilettantismo, perché questa professione è tutto fuorché una passeggiata.Il gesticolare dei doppiatori, le lamentele del diretto di doppiaggio per una sillaba in meno, fanno parte di quella professionalità che ha reso il doppiaggio italiano il migliore al mondo.

Andiamo con ordine: l’operazione di doppiaggio, in apparenza una semplice sostituzione di voci, richiede in realtà un complicato procedimento tecnico. Un film doppiato, infatti, è il risultato del lavoro di più professionalità: il traduttore, l’adattatore-dialoghista, il direttore del doppiaggio, l’assistente al doppiaggio, il sincronizzatore, il fonico e i doppiatori-interpreti.

Nella foto: Glauco Onorato

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