Recensione: Shoot’em up – Spara o muori!

di Redazione 2

Dopo l’esagerazione c’è Shoot’em up: il nuovo film di Michael Davis è veloce, estremizzante, irriverente, o, più semplicemente, totalmente fuori di testa.
In una indefinita città americana, un uomo che mangia carote, di nome Smith (Clive Owen), decide di intervenire per salvare una donna incinta, dalle grinfie di un gruppo di malviventi. Durante la sparatoria, la donna rimane uccisa, dopo aver partorito, e l’uomo, anche se riluttante all’idea di fare da baby sitter al neonato, decide di portarlo con sé per evitargli una morte sicura.
Costretto a vivere da fuggiasco, inseguito continuamente da Hertz (Paul Giamatti), un geniale ex collaboratore governativo, che parla solo con frasi fatte, proverbi e barzellette, Smith chiede aiuto a Donna Quintano (Monica Bellucci), detta DQ, la prostituta di un bordello, che accetta, suo malgrado, di aiutarlo. La sagrada familia dello splatter fumettesco è servita.


Se non teniamo conto dell’incapacità di parlare italiano della Bellucci (doppiata non ci sarebbe da discutere, ma con la sua voce originale ogni volta che apre la bocca è monotona o con la dizione imperfetta), che probabilmente in Inglese e Francese è bravissima, Shoot’Em Up è un film veramente ben fatto, adrenalinico, eccessivo in tutto: milioni di bozzoli di proiettile, un’infinità di sgherri che muoiono uno dopo l’altro, movimenti spettacolari e effetti speciali ogni tre per due, supportati da una trama da fumetto, quindi sdoganata dal dover essere credibile e un filo conduttore che si snoda col passare dei minuti.
La pellicola conferma le aspettative date dal titolo e oltre i colpi di pistola e di tutto l’armamentario messo in campo, che vengono utilizzati per far qualsiasi cosa, dall’ammazzare il nemico, fino al far girare la giostra (la girella?) del parco giochi dei bambini, regala allo spettatore congegni inventati da Smith (in versione Mc Gyver), meticoloso e creativo rivale del cattivo e calcolatore Hertz, e improbabili oggetti contundenti, come le carote, trasformate in pericolosissime armi.
A livello tematico, il film, che punta tutto sull’apparenza fatta di inseguimenti e sangue a litri, immersi nel metal vecchio stile e nell’ambientazione cupa creata da Peter Pau, racconta di famiglie distrutte (quella di Smith), mai create (quella di DQ), o prese sotto gamba (quella di Hertz).
A livello tecnico, oltre agli imprescindibili effetti speciali e alle scelte di montaggio (veloce, movimentato e particolareggiato), ho trovato molto bello (cosa che mi sta capitando sempre più spesso di notare), l’attenzione per i titoli di coda vivacemente disegnati.
Concludendo: in un film, dove il braccio potrebbe sembrare soltanto un sostegno e la mano un utile mezzo per poter usare la pistola, si richiede soltanto di non annoiare e di mostrare scene spettacolari. Se il tutto poi viene raccontato con grande ironia (le ragazze del bordello vestite da suore), da persone per niente corrette e totalmente ciniche, il risultato è ancora più apprezzabile.A completare il quadretto idilliaco la bella prova di Clive Owen e la splendida di Giamatti.
Consigliato a tutti coloro che non soffrono a vedere tanto sangue. Forse i minorenni dovrebbero chiedere il permesso ai genitori. Da non fraintendere il messaggio del film: la pellicola non è un inno alle armi, semmai una presa in giro.

Commenti (2)

  1. Film veloce, splatter, molto USA… peccato per la protagonista principale, sarà anche bellissima la Bellucci, ma come attrice è una chiavica, rin tin tin avrebbe fatto di meglio, cambiando di tanto in tanto l’espressione del muso!

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