Il blob dei blog: due italiani vincono al Festival di Cannes, ma chi sono?

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La vittoria di ieri al sessantunesimo Festival di Cannes di due pellicole italiane non può passare inosservata, intanto perché non accadeva da 26 anni, all’Italia, di vincere due premi al festival francese, poi, ed è secondo me l’aspetto più significativo, si conferma una nuova generazione di registi non ancora quarantenni (Paolo Sorrentino 38 anni il 31 maggio e Matteo Garrone 40 anni a metà ottobre), che possono affiancare Gabriele Muccino nell’esportazione del cinema di casa nostra in tutto il mondo, aspirando a livelli qualitativi d’eccellenza (non me ne voglia il regista de L’ultimo Bacio).

Chi sono Paolo Sorrentino, vincitore del premio della giuria per Il divo e Matteo Garrone, vincitore del gran premio della giuria con Gomorra? Conosciamoli meglio attraverso due schede introduttive.


Paolo Sorrentino

Nato a Napoli il 31 maggio 1970, prima di diventare regista è stato sceneggiatore (Polvere di Napoli diretto da Antonio Capuano e alcuni episodi de La Squadra) e prima ancora ha vinto il Premio Solinas nel 1997 con Dragoncelli di fuoco.

Il suo esordio alla regia è datato 2001 con L’uomo in più, ovviamente scritto da lui e vincitore al Festival di Venezia del Nastro d’argento come miglior regista esordiente, del Ciak d’Oro per la sceneggiatura e la Grolla d’Oro al protagonista Toni Servillo, che ritroviamo pure in Le conseguenze dell’amore (film del 2004 vincitore di 5 David di Donatello) e ne Il Divo. Caso vuole che, l’unico film da lui diretto che non ha vinto nemmeno un premio, è stato L’amico di famiglia, scelto comunque per il Festival di Cannes del 2006, ma che non annoverava nel cast Toni Servillo.

Matteo Garrone

Matteo nasce a Roma il 15 ottobre 1968 e si diploma al liceo artistico nel 1986. La sua cultura è influenzata dal padre Nico Garrone, critico teatrale e la madre fotografa.

Gli esordi nel mondo dello spettacolo sono vera e propria gavetta come aiuto operatore. Già nel 1996 arriva il primo riconoscimento al Festival Sacher di Nanni Moretti, dove propone il cortometraggio Silhouette. L’anno seguente, 1997, gira il suo primo lungometraggio Terra di mezzo e ottiene il premio speciale della giuria al festival Cinemagiovani di Torino. Lo stesso anno si trasferisce a New York e gira il suo primo documentario dal titolo Bienvenido Espirito Santo. Nel 1998 si ripette con il documentario Oreste Pipolo, fotografo di matrimoni e il secondo film Ospiti. Nel 2000 il suo terzo film, Estate romana, partecipa alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2002 partecipa a Cannes con L’imbalsamatore facendosi apprezzare a livello internazionale. Nel 2003 esce il suo ultimo film Primo Amore, prima del ritorno dietro la macchina da presa del 2008 con l’acclamato Gomorra.

Lo stile documentariale contraddistingue la sua fiction: presa diretta sulla realtà e cast ridotto ai minimi termini vengono utilizzati per rappresentare in maniera credibile la verità. Ecco spiegato perché proprio lui, un cineasta amante del documentario, sceglie di trasporre cinematograficamente il bestseller di Roberto Saviano sulla criminalità napoletana. Ecco spiegato il motivo del suo successo.

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