Cartoni animati story – 20 – I fantastici viaggi di Fiorellino

di Redazione 1

Fiorellino è una biondissima ragazza del millenovecento, che lavora come cameriera a Vienna. La sua unica compagna di vita è Lilì, gattina bianca caratterizzata da un enorme fiocco rosso, che ingoia un anello, dal regal nome Il sorriso dell’Amazzone, appartenente alla principessa Florence.

La principessina, per recuperare il suo prezioso orpello, indice una gara fra le persone di tutto il mondo, assicurando al vincitore la possibilità di sposarla. Alla caccia al tesoro prendono parte il fascinoso ladro gentiluomo Fenice (interessato al valore dell’anello più che alla mano della nobildonna), accompagnato nelle sue imprese dal suo gattino tigrato (di cui si innamora Lilì), nonché personaggi ricorrenti come Geronimo, Hail Gestapo (che si crede figlio di Hitler) e lo sceicco arabo Petroldollaro.

I fantastici viaggi di Fiorellino (originariamente chiamato Honey Honey o anche Honey Honey no suteki na booken) è una serie animata prodotta da Hidera Mizuno, diretta da Takeshi Shirati, per la Toei Animation Korea, nel 1981 e giunto in Italia 2 anni dopo, nel 1983, su Italia 1, prima di passare ad essere programmata nei palinsesti delle reti locali.


I 29 episodi (22 minuti l’uno) si ricordano piacevolmente per la movimentata storia che vive la protagonista del cartone animato, fatta di continui fuggi fuggi, che si concluderanno con il matrimonio fra Fenice e Fiorellino e la scoperta di quest’ultima di avere origini nobili (in realtà è una principessa vichinga del regno scomparso di Push) e una sorella, la principessa Florance (entrambe hanno un fiorellino sotto la pianta del piede, che compare solo a contatto col calore).

Cosa ricordare della serie? I balletti dei due gatti innamorati; la classe del rosso ladro gentiluomo Fenice, sempre vestito di tutto punto; la viziatissima principessa proprietaria dell’anello, Florance; i viaggi in mongolfiera di Fiorellino; l’ambientazione viennese, po’ fantasy; il mix di abiti composto da ottocenteschi vestiti femminili, fatti di fiocco in vita, manica a sbuffo e gonne anni ‘50; i disegni poco rifiniti; la sigla originale Honey Honey di Norman Bedford, Mark Boccaccio e Gustavo Rex, quella italiana, La Ballata di Fiorellino, cantata dai Cavalieri del Re e successivamente, dal 1990, da Cristina D’avena.

Concludendo: consiglio la visione del cartone animato principalmente ai giovani lettori del nostro blog, perché è una piacevole favola d’altri tempi, con un azzeccatissimo lieto fine.

Commenti (1)

  1. Un cartone di altri tempi, ma di una noia mortale

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