Monica Setta: “Il talk show è un genere usurato: mi butto sul factual” – L’intervista

di Giulio Pasqui Commenta

No al divismo. W la meritocrazia“. E’ questo il motto di Storie di Ragazzi e Ragazze, la nuova trasmissione condotta ed ideata dalla giornalista Monica Setta. La data di partenza è fissata per sabato 9 Marzo, alle ore 17.30, sul canale digitale RaiGulp.

Di cosa parlerà Storie di Ragazzi e Ragazze?

E’ un programma rivolto ai giovani (il target prefissato è 9-14 anni, ndr) realizzato sotto forma di factual, abbiamo eliminato lo studio perché ci sembrava una forma di manipolazione necessaria per fare spettacolo. Il factual è un formato in voga e diverso da quello in cui mi sono misurata sulla generalista. Molti conduttori vanno a lavorare sulle piattaforme digitali e rifanno gli stessi programmi che facevano sulla generalista: invece bisogna saper rischiare e fare qualcosa di nuovo.

Che storie saranno raccontate?

Abbiamo deciso di raccontare storie normali di vita quotidiana ed eliminare i casi limite. Non vogliamo raccontare la generazione dei ragazzi con il sogno di cantare o ballare perché è esposta fin troppo in tv. Parleremo dei sogni di provincia, della vita di Scampia, dei ragazzi che vogliono andare all’estero…

Ti rivedi in loro? Che teenager sei stata?

Sono stata una teenager completamente diversa. A 14 anni, mentre frequentavo la terza media, ho iniziato a fare la giornalista a Brindisi. Ho passato tutti gli anni del liceo classico fra la scuola e la redazione. Mi piaceva moltissimo quel lavoro. 

Adesso ti manca la vita da giornalista della carta stampata?

In realtà sono tornata a scrivere per delle agenzie e sono tornata a scrivere della mia materia preferita, con la quale ho iniziato: il sindacale. Infatti nasco come ufficio stampa della Cisl e mi sono laureata con una una tesi su Giulio Pastore (fondatore della Cisl, ndr). Sono tornata con grande gioia a fare la “ragazza di bottega” perché la carta stampata è un mio grande amore.

Nella tua importante carriera hai lavorato anche con Indro Montanelli… 

Lo considero il momento più intenso della mia carriera. E’ stata un’esperienza molto importante. Indro ha scritto persino l’introduzione di un mio libro, si intitolava Berlusconi sul sofà

Torni in video dopo due anni di assenza. Ne hai avuto nostalgia?

Ho visto molto colleghe stare male per l’assenza dal video, a me non è mancato per niente. Stare in video per molto tempo mi deprime dal punto di vista della creatività. Negli ultimi due anni c’era stata un’overdose di programmi e di risultati positivi: oggettivamente nessuno nel daytime di Rai2 ha fatto quei risultati lì in termini di spettatori (si riferisce ad Il fatto del giorno, ndr). All’interno della Rai mi è stato riconosciuto da molti, anche se il programma è stato chiuso.

Oltre a Storie di Ragazzi e Ragazze, stai lavorando per RaiGulp come autrice per La Tv Ribelle e Gulp Girl

E’ un’esperienza esaltante e completa sul mondo dei ragazzi. LaTvRibelle è il primo magazine che abbiamo creato per i ragazzi della fascia 9-14 anni; presto tornerà la nuova edizione condotta da Mario Acampa e Carolina Benvenga. Benedetta Mazza (conduttrice della scorsa edizione del programma, ndr) è passata alla conduzione di Gulp Girl, un tutorial sul trucco e sul look.

Che ne pensi dello stato attuale della nostra tv?

Nella tv generalista ci sono tantissimi generi usurati: uno di questi è il talk show. E’ un format vecchio. I solotti televisivi sono diventati general generici, sono tutto ed il contrario di tutto. E’ in auge il genere factual. C’è bisogno di un cambio generazionale anche per i volti. La tv del futuro deve essere in mano ai giovani: io punto molto su Mario, Benedetta e Carolina.

Ho saputo che sei stata ad un passo dal condurre una trasmissione su Arturo Tv. E’ vero?

Lo scorso anno ho avuto un contatto con il canale Arturo tv. Abbiamo parlato a lungo di un’ipotesi per un format con delle interviste ai politici. Il titolo doveva essere Attenti alla Setta. Poi non me la sono sentita perché ho un grande amore nei confronti della Rai, la vedo come un’azienda culturale. Sono cresciuta con il mito del “servizio pubblico”: la tv deve informare ed educare, piuttosto che intrattenere.

La Rai di questo periodo ci sta riuscendo?

Sì, ci sta riuscendo. In questa nuova fase vedo un clima di libertà, non c’è censura. Viene lasciato spazio allo spazio di idee. I nuovi direttori sono professionalità interne all’azienda, persone che hanno fatto una grande carriera ed hanno conquistato quel ruolo sul campo. E’ una fase migliore e più produttiva.

Photo credits | Roberto Guberti

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