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Selena Gomez protagonista nel prossimo film di Brady Corbet

Uno dei registi più interessanti degli ultimi anni è senza dubbio Brady Corbet, che ha avuto modo negli ultimi anni di dare una bella scossa all’intero settore con opere di grande impatto emotivo e sociale. Ecco che ora il regista è pronto a rimettersi in gioco con un’altra opera che andrà oltre il semplice cinema d’autore.

Selena Gomez

Occhio a Selena Gomez per il prossimo film di Brady Corbet

Se con The Brutalist il regista aveva esplorato le macerie del dopoguerra e le ambizioni architettoniche, il suo nuovo progetto, provvisoriamente intitolato “The Origin of the World“, volge lo sguardo verso le correnti sotterranee della storia statunitense: quelle dei culti, dell’esoterismo e delle narrazioni invisibili che hanno plasmato l’identità di una nazione. Dimenticate il realismo convenzionale. Corbet intende muoversi lungo coordinate elusive, definendo il film come un’esplorazione del “misticismo americano”.

Non si tratterà di un semplice horror esoterico o di un thriller soprannaturale, ma di una vera e propria indagine culturale. Per dare rigore scientifico a questa visione, il regista ha collaborato strettamente con Mitch Horowitz, uno dei più autorevoli storici dell’occulto americano. L’approccio di Corbet è quasi antropologico: mesi di studio dedicati alla migrazione dei sistemi di credenze e alle strutture dei culti, analizzando come queste dottrine abbiano influenzato il tessuto sociale e le paure collettive degli Stati Uniti.

A rendere il progetto ancora più magnetico è il coinvolgimento di Selena Gomez, indicata come possibile protagonista. La sua presenza suggerisce un intrigante punto d’incontro tra la sensibilità pop contemporanea e il cinema d’essai più rigoroso, un connubio che potrebbe amplificare la portata del film presso il grande pubblico senza tradire la visione radicale del regista.

Questa scelta potrebbe avvicinare un pubblico maggiore, proprio per la grande popolarità di Selena Gomez. Dal punto di vista produttivo, Corbet non accetta compromessi. La sceneggiatura conta circa 200 pagine, una mole che lascia presagire un’opera dalla durata monumentale, potenzialmente superiore alle tre ore e venti minuti.

Il piano di lavorazione riflette questa densità: due blocchi di riprese da 25 giorni ciascuno, una struttura metodica necessaria per gestire una narrazione che vuole essere enciclopedica e stratificata. Il film si preannuncia come un viaggio dove il soprannaturale funge da specchio per le ossessioni nazionali. Corbet sembra voler dimostrare che per raccontare l’anima di un Paese non basta osservarne la superficie politica, ma occorre scavare nei suoi miti oscuri. The Origin of the World si profila dunque come un affresco complesso, destinato a dividere e affascinare, trasformando l’invisibile in materia cinematografica viva e pulsante.

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