Rai 1, Giancarlo Leone direttore: polemiche dal mondo politico

La possibile nomina di Giancarlo Leone, attuale direttore Intrattenimento Rai, a nuovo direttore di Rai 1 al posto di Mauro Mazza, ha già provocato le prime polemiche dal mondo politico. La reazione più stizzita è arrivata da Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera. La notizia è stata riportata da Libero.

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Minzolini: “Ascolti flop del Tg1? Colpa della Formula 1”

Nemmeno gli ascolti ai minimi storici del Tg1 (domenica scorsa, il telegiornale della rete ammiraglia Rai ha ottenuto un negativo distacco record di quasi cinque punti percentuali portando a casa, nell’edizione delle 20, il 16.08% di share contro il 20.41% del Tg5 di Mimun) hanno spinto il direttore Augusto Minzolini ad un’analisi critica sul suo lavoro (Fonte TMNews):

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Paolo Garimberti sul passaggio di Ruffini a La7: “Il mercato sceglie sempre i migliori”

Foto: AP/LaPresse

L’addio (più o meno annunciato) di Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre avrebbe aperto una riflessione interna tra i vertici dell’azienda di Via Mazzini. Lo stesso presidente della Rai, Paolo Garimberti ha espresso tutto il suo rammarico per la partenza di Ruffini (Fonte Ansa):

Sono profondamente dispiaciuto che Ruffini vada via. È una risorsa per l’azienda e un’eccellenza per il Servizio Pubblico e lo ha dimostrato in questi anni coniugando qualità e ascolti. Ci ho parlato ha parlato a lungo nei giorni scorsi per dirgli che poteva stare tranquillo perchè – contrariamente a quanto è stato scritto – non c’era alcuna intenzione di sostituirlo al vertice di Rai3. Questo per chiarire che la politica non è stata determinante nell’uscita di Ruffini e per mettere fine a troppe interpretazioni maliziose o faziosi. A lui va un sincero in bocca al lupo per il proseguimento della sua brillante carriera, i ringraziamenti per quanto ha fatto in Rai e i complimenti perché il mercato sceglie sempre i migliori.

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Tg Rai e lottizzazione, nomi nuovi politica vecchia

Assimilazione” un termine ricco di significati, uno in particolare ha attirato la nostra attenzione tratto dal Glossario dell’educazione interculturale di Aluisi Tosolini: “La logica dell’assimilazione nega le differenze considerandole un elemento negativo da neutralizzare, un dato a cui rinunciare pena il mancato inserimento nella società. Secondo il progetto assimilativo solo l’altro deve cambiare e lasciarsi assorbire nella cultura ospitante adattandosi ad essa”. Qualcosa del genere sta avvenendo in Rai alla luce delle recenti nomine per il Tg1, un termine “assimilazione” che fa perfettamente il paio con “lottizzazione”.

Da tempo immemore potremmo dire, ma molti lo ricordano bene, la Rai non è immune dalle logiche politiche che vedono i partiti dividersi le poltrone della tv di Stato in base alla valenza dettata dal verdetto delle urne, vezzo poco elegante divenuto di recente addirittura sfacciato.

Pensare che alla vigilia delle nomine, Giorgio Merlo, deputato di area Pd e vice presidente della commissione di vigilanza Rai aveva dichiarato:“Tutti sappiamo che la credibilità del servizio pubblico radiotelevisivo deriva anche dai criteri che accompagnano la nomina dei suoi dirigenti a cominciare dai direttori di reti e di testate giornalistiche. E il metodo della ‘condivisione’ da parte del Cda, come ci ricorda giustamente il presidente Garimberti, è indubbiamente un fatto positivo e da apprezzare”.

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Bondi propone una rete Rai senza spot e auditel. Gli errori della proposta e le reazioni

Il Ministro della Cultura Sandro Bondi ha scritto una lettera a Repubblica per fare una coraggiosa proposta (così l’ha autodefinita): “Svincolare una rete dal sistema di rilevazione dell’Auditel e della pubblicità, come è stato deciso da Sarkozy in Francia. Una rete del genere non potrebbe che avere tra i suoi contenuti precipui quelli della cultura e del patrimonio culturale che contraddistingue nel mondo l’Italia … Una rete svincolata dall’auditel permetterebbe quindi di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi format e consentirebbe a maggior ragione la messa in onda di temi ignorati come quelli della cultura, che solo negli aridi palinsesti della tv italiana sono considerati meno proficui dell’intrattenimento, spesso inutilmente volgare”.

Prima di riportarvi i commenti politici, permettetemi alcune considerazioni:

1 Il sistema francese prevede che la tv pubblica senza spot venga pagata in parte dall’aumento della tassazione delle pubblicità delle tv private. (perché omettere un particolare simile?);

2 Non è compito del Cda Rai svincolare una tv dell’Auditel, ma del parlamento (perché commettere un errore simile?);

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