The X-Effect: la rivincita degli ex su Mtv

di Enzo Mauri 1

Cosa potrebbe succedere se due “ex” si rincontrassero “casualmente” in una splendida location come un “resort” californiano? E se si ritrovassero addirittura a condividere la stessa camera da letto? Quali potrebbero essere le reazioni dei rispettivi partner venuti a conoscenza della situazione?

A queste ed altre domande si propone di rispondere The X-Effect, un reality show di Mtv America, trasmesso tutti i giorni in Italia alle 14.30, il venerdì anche alle 22, il sabato alle 19.30, con sottotitoli in italiano. Il programma ha preso il via nel marzo del 2007, utilizzando come location il Canyon Vista Resort vicino Palm Springs in California, mentre la seconda stagione iniziata nel gennaio di quest’anno vede come protagonista il Casa Bella Resort di Miami in Florida. Mtv Italia sta proponendo alternandole, le puntate di entrambe le stagioni.

Alla base di questa sorta di grande fratello, a metà tra il ludico e il sadico, uno scambio di coppia dominato da una delle paure più intrinseche che possano risiedere in una relazione sentimentale: quella dell’ex, soprattutto il timore di un possibile suo ritorno nella vita del proprio partner sconvolgendo i naturali equilibri di un rapporto.


Proprio facendo leva su questo “disagio” relazionale, il gioco, definiamolo così, si snoda secondo un copione ben preciso: due coppie partono per le vacanze. In accordo con la produzione del reality, uno dei due fa in modo che la propria metà, possa incontrare il proprio ex nell’albergo, per scoprire se la fiamma della passione è ancora accesa o se il sentimento verso l’attuale compagno o compagna è sincero. Nel frattempo i rispettivi fidanzati, uomo e donna, fanno finta di partire, lasciando i due piccioncini da soli.

Qui arriva il bello del programma, mentre i due ex, all’insaputa di tutto si incontrano nello splendido albergo, avvalendosi di ogni attrattiva del posto, camera da letto compresa, gli attuali rispettivi partner si godono, si far per dire, tutta la scena, rinchiusi in un bungalow li vicino, struggendosi per ciò che accade o potrebbe avvenire.

Coadiuvati dalla bella hostess Natalia, che indica le regole del gioco a tutti i partecipanti, i due ex vengono forniti di speciali braccialetti, che non dovranno mai lasciare, ufficialmente per poter usufruire del trattamento vip, ma che in realtà sono dei congegni collegati a un touch sensor, dispositivo che consente ai fidanzati, che si trovano li vicino di sapere quando i due ex si toccano, attraverso l’accensione di una lampada. Come se non bastasse esiste anche il name sensor, una sorta di counter, che scatta ogni volta che i due ex pronunciano il nome dei rispettivi partner, questi ultimi possono cosi sapere quanto la loro metà li pensa.

Alla fine le vere vittime si rivelano essere proprio i due attuali fidanzati, in grado di seguire solo in parte attraverso un televisore, gli incontri dei due ex. A volte la produzione consente loro soltanto di vedere o sentire gli incontri galanti, oppure di scegliere determinate situazioni per valutare la reazione di chi, fino a poco tempo prima, pensavano fosse un amante dolce e sincero.

E così mentre i due ex rivelano i lati oscuri del carattere, ignari d’essere seguiti dagli attuali compagni, questi ultimi sono finalmente in grado di decidere se interrompere o continuare la loro relazione. Ora anche i due ex possono scegliere se tornare insieme o meno, per loro due carte: quella con la X relativa all’ex, l’altra contrassegnata da una O corrispondente al partner attuale, inutile dire che spesso il gioco termina con epiloghi degni di un melodramma.

Considerato che The X-Effect sa di artificioso fin dall’inizio, il programma va preso per quello che è: un gioco appunto, non si capisce infatti come i due ex accettino di buon grado di passare un po’ di tempo insieme, senza interrogarsi su come mai i propri fidanzati se ne siano andati e dove siano. Ci chiediamo poi se i partecipanti al reality, una volta realizzato in Italia, posta la proverbiale gelosia tipica delle nostre genti, avrebbero lo stesso savoir faire, mostrato dai loro colleghi americani.

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