Piazza Pulita copia il menabò al Fatto Quotidiano?

di Marcello Filograsso Commenta

PIAZZA PULITA COPIA IL MENABO’ AL FATTO QUOTIDIANO? – Complice il bailamme politico di questi giorni che si è concluso provvisoriamente con l’elezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano per la seconda volta, ho seguito con molto interesse Piazza Pulita, il talk show di La7 condotto ogni lunedì sera da Corrado Formigli, ex collaboratore storico di Michele Santoro (il secondo va in onda di giovedì e i due si stanno rivelando una miniera d’oro per gli ascolti della piccola rete di Cairo).Ospiti della puntata di ieri erano il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, il dimissionario membro della segreteria del Pd Matteo Orfini, la neogovernatrice della Regione Friuli – Venezia – Giulia Debora Serracchiani, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, la direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer, la corrispondente del giornale tedesco Die Welt Costanza Reusche, un ricercatore dell’Università di Oxford, Emanuele Ferragina. Il talk show è stato preceduto da un’intervista all’imprenditore Diego Della Valle, un segmento che esula dalla mia analisi, volta ad analizzare esclusivamente il dibattito che si è tenuto in studio.

Non sono un telespettatore assiduo di Piazza Pulita, ma la puntata di ieri mi ha fa pensare che il talk show non sia altro che la trasposizione televisiva de Il Fatto Quotidiano, non tanto ideologicamente, quanto nella sua strutturazione, nell’impaginazione, in quello che nel linguaggio giornalistico viene chiamato menabò.

Innanzitutto, Andrea Scanzi: l’opinionista – dichiaratamente grillino – è una delle firme di punta del quotidiano di cui è vicedirettore Marco Travaglio, ma di certo non è  la sua presenza a costituire un indizio. Andrea Scanzi, da poco anche conduttore di Reputescion ogni lunedì su La3 alle 22.30, è diventato l’opinion-maker del dissenso, di quella massa ormai crescente di delusi dal pasticcio del Pd circa l’elezione del Presidente della Repubblica. Ad applaudire i suoi interventi non erano grillini (almeno ieri non se ne sono visti in studio), bensì i giovani militanti di Occupy Pd.

Secondo elemento: Emanuele Ferragina. Il ricercatore di Oxford ha raccolto molti consensi nella serata di ieri per la natura intelligente dei suoi interventi (il rischio della riduzione ai costi della politica rischia di passare per un atto simbolico, l’urgenza di redistribuire la ricchezza). Ebbene, ormai quotidianamente Il Fatto Quotidiano ospita la rubrica Cervelli in fuga: ricercatori, studenti, lavoratori, raccontano la loro esperienza – il più delle volte fortunata – all’estero, rivendicando come il Paese di origine sia impantanato nella malapolitica e nella disoccupazione.

Terzo: l’osservatore internazionale. A lanciare periodicamente il trend  “come gli stranieri ci guardano” è stata in realtà Cristina Parodi nel fallimentare Cristina Parodi Live. La rubrica si chiamava Fratelli d’Italia ed era una delle più interessanti del defunto appuntamento del daytime di La7, tant’è che avrebbe meritato di tramutarsi in un programma autonomo. Anche il quotidiano diretto da Padellaro, probabilmente al fine di avvalorare la credibilità del proprio giornale, dà spesso voce a corrispondenti stranieri nel nostro Paese.

Naturalmente, non è assolutamente negativo che questa comunanza di stilemi caratterizzi il programma di Corrado Formigli, lo rende anzi originale per impostazione. Ciò che mi ha lasciato perplesso è stata l’imparzialità del conduttore violata all’ultimo secondo di trasmissione. Ecco come Corrado Formigli ha salutato per esempio in chiusura di puntata i giovani militanti del Pd: “Se vi svegliavate prima, era meglio“. Congiuntivo a parte, sarebbe stato più educato limitarsi a salutarli.

 

 

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