Zelig Off: torna su Canale5 il laboratorio della comicità

di Diego Odello 3

Torna la comicità di Zelig Off: da ieri sera, ogni Lunedì, alle 23.30 su Canale5, Teresa Mannino e Federico Basso guidano un gruppo di facce nuove o quasi nel laboratorio della risata. In cambio la possibiilità di spiccare il volo a livello professionale.

L’edizione di quest’anno regala 2 novità: la scenografia, definita da Federico un’opera alla Art Attack, con video che manda immagini della telecamera piazzata su Viale Monza e i comici, persone o gruppi pressoché sconosciuti a livello televisivo, reclutati in tutta Italia.

La novità più ghiotta in effetti è proprio quella di avere un cast multiculturale, che varia da nord a sud e che porta sul palco la propria esperienza maturata in anni di cabaret on the road, o per meglio dire nelle piazze e nei locali di tutta la penisola.


Ieri sera si sono esibiti: i Manico Sport, “I numeri uni” del settore fitness, che hanno la peculiarità di creare con i loro corpi gli attrezzi che sponsorizzano (Ciclette, panca, fascia); Giovanni Vernia, che prende in giro i ragazzi housettari; Beppe Sorgi (che fa molto Beppe Braida) che intervista una famiglia composta da padre, madre e figlia (interpretati da Il gruppetto, comici palermitani) sul toccante problema della figlia che non vuole partecipare ad Amici o al GF per continuare il liceo scientifico; Giancarlo Kalabrugovich, il filosofo metropolitano Mimmo; I mammut, che interpretano surreali discorsi fra due cowboy; Pablo e Pedro (famosi a Roma), che sono Dio e l’arcangelo Gabriele; Rita Antinori; Luca Klobas (da Venezia); Peppe Iodice (da Napoli); La ricotta (trio potentino) che ci offre il primo corso d’inglese di Zelig, con grandi giochi di parole; Fulvio Fuina (da Teramo); Max Paiella, detto Lando Bublè, che trasforma in inglese maccaronico La Società dei magnaccioni e O mia bella madonnina.

Zelig Off onestamente mi ha deluso, forse perché abituato ad alti livelli di comicità, forse perché la mia memoria va al primo Zelig Off, creato appositamente per tutti quegli artisti un po’ underground, che solevano essere cinici più che comici, grezzi piuttosto che precisi ed educati: i comici di ieri sera non hanno nulla di tutto ciò e salvo alcuni casi in cui si può parlare di fantasia più che di ironia (Manico Sport e La ricotta hanno grande capacità di tenere il palco, i primi con la loro fisicità, i secondi con il gioco sonoro che creano, ma non fanno ridere), propongono gag trite e ritrite (qualcuno, come i Mammut, sufficientemente bravi da trasformarle a modo loro), sketch che fanno del tormentone (una parola) o del modo di atteggiarsi l’unica fonte di ilarità (l’housettaro era un mix fra Pali e Dispari e il savonese), monologhi per niente originali (ripropongono gli stereotipi regionali, già sentiti mille volte dai loro colleghi conterranei, come ad esempio il napoletano Iodice), intervallati da qualche risolino del comico stesso, per far capire che è il momento di ridere.

Tra le note positive credo si debbano inserire i due conduttori, che a mio modesto parere sono gli unici capaci di intrattenere occupando i tempi morti con il loro fare blando, ma di grande intelligenza, sempre alla ricerca del botta e risposta, sintomo di ottimo affiatamento.

Concludendo: Zelig Off è una trasmissione che si fa vedere, ma che non è al livello del fratello maggiore Zelig Circus e nemmeno dello stesso programma dell’anno scorso. La comicità televisiva si sta livellando e da Zelig Off mi aspettavo di più. Non è successo.

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