Supercoppa Italiana raccontata dallo studio, Carlo Nesti si scusa con i telespettatori

di Redazione 1

Ha fatto molto discutere in questi giorni la scelta della Rai di trasmettere in diretta la finale della Supercoppa Italiana di Calcio tra Lazio e Inter, senza alcun telecronista in collegamento dallo stadio di Pechino.

Il neodirettore di RaiSport Eugenio De Paoli aveva già spiegato che la decisione di far eseguire il racconto di Carlo Nesti e Salvatore Bagni, On tube, ovvero seduti davanti ad uno schermo in uno studio di Viale Mazzini, è stata causata dai problemi di budget che ha la Rai, oltre che dall’orario della messa in onda.

Oggi Carlo Nesti, dalle colonne de La Gazzetta dello sport, ha spiegando le difficoltà incontrate nel raccontare la partita e ha chiesto scusa agli spettatori:

Cari amici della «Gazzetta», quando mi è stata affidata la telecronaca della partita di Pechino, non ho potuto provare altro se non una grande soddisfazione. Ho accettato anche il rischio costituito da 2 ore di diretta davanti a un monitor, a migliaia di chilometri dalla Cina. E’ normale che, senza la visuale che avrei avuto con la presenza fisica nello stadio, siano stati commessi degli errori. Con gli sms in arrivo dai colleghi inviati a Pechino, ho cercato di supplire a ciò che non potevo vedere. Oltretutto, le formazioni ufficiali, pubblicate anche su Gazzetta.it, non presentavano Suazo in panchina. E’ questa la ragione per la quale ho preferito non sbilanciarmi, per non incorrere nella farsa di «far giocare» un atleta lasciato in tribuna: così si spiegano i problemi, nel finale, nell’identificazione degli elementi di colore dell’Inter (A differenza di Salvatore Bagni che ha ripetuto più di una volta il nome di Suazo nel secondo tempo N.D.R.). Mi scuso con voi e con i telespettatori, ma, credetemi, sarebbe stato un impegno pesante per chiunque.

Dopo le parole sincere di Nesti, che farebbero impallidire chiunque (mentre tutte le televisioni al mondo cercano di offrire il miglior servizio possibile per conquistare pubblico, la Rai costringe il suo telecronista a basarsi su sms che arrivano da Pechino), c’è da chiedersi: possibile che la televisione di stato non abbia i soldi per acquistare due biglietti per Pechino per i suoi due telecronisti? Che senso ha mandare gli inviati a bordocampo (Amedeo Goria e Luca De Capitani), se poi il racconto della partita e inefficace, balbettante e lacunosa?

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