Programmi tv 2010: gli spettatori sognano meno reality e più varietà e documentari. In Italia?

di Redazione 1

Comunicazione Perbene ha realizzato uno studio sulla televisione che il pubblico vorrebbe vedere nel 2010 (1470 mail inviate al sito dell’associazione dal 20 dicembre al 4 gennaio): i risultati, come al solito, non corrispondono a quello che viene proposto e che vince in televisione, ma per lo meno tastano il polso ai telespettatori.

Gli italiani non vogliono più vedere programmai con litigi e risse (insopportabili per il 71% dei soggetti che hanno partecipato al sondaggio) o quelli che esaltano e propongono come modelli vincenti la mediocrità e l’ignoranza (49%), dove per uscire vincitori vale di più il non saper fare nulla (38%) o dove vengono esaltate la prepotenza e l’intolleranza verso chi non la pensa allo stesso modo 35%). I programmi out per eccellenza sono i reality con Vip, giudicati dal 78% pericolosi, quelli con le persone comuni, bocciati dal 65%, i quiz che regalano cifre stratosferiche (57%) e quelli che si vince solo con la fortuna (48%). Inoltre: i telegiornali andrebbero rivisti (28%) e le trasmissioni sportive che prevedono dibatti continui, ridotti (49%).

Il palinsesto dei sogni, invece, è formato dai varietà e dai grandi One man show (78%) magari con protagonisti Fiorello (69%), Raffaella Carrà (36%), Adriano Celentano (29%), Gerry Scotti (56%) e Roberto Benigni (52%), documentari e programmi che uniscano divertimento con contenuti (61%) condotti da persone preparate come Piero e Alberto Angela (72% e 63%), Tessa Gelisio (59%), Valerio Massimo Manfredi (44%) e Mario Tozzi 48%, e quiz che premino chi studia e che arricchiscano gli spettatori (49%).

Siamo alle solite: il pubblico chiede nuovi programmi, educativi, freschi e mediamente intelligenti, ma la televisione non recepisce il messaggio e propone la stessa zuppa, magari clonato o acquistato all’estero. Di contro i network hanno ragione ad insistere, perché i numeri che ottengono certi show, i reality su tutti, sbugiardano coloro che dicono di non volerli e poi li guardano.

La domanda nel 2010 sarà la stessa del 2009 e degli ultimi anni: è possibile proporre anche sulle reti generaliste trasmissioni più varie e nuove, così da accontentare quella parte di pubblico che si sta allontanando dal piccolo schermo o che si sta trasferendo sul web?

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