Il bene e il male, Vittorio Sgarbi è l’anti-Saviano

Foto: AP/LaPresse

Vittorio Sgarbi parla del progetto Il bene e il male (titolo provvisorio che potrebbe essere modificato in Si può fare di più), il programma che il critico starebbe mettendo a punto con il direttore generale della Rai Mauro Masi, in un’intervista rilasciata a Libero.

Sgarbi,che si occuperà di fare tre parti di monologo di un quarto d’ora ciascuna, annuncia che la squadra degli autori dovrebbe essere formata da Oliviero Toscani (anche arruolato come scenografo), Filippo Martinez (già regista di Sgarbi Quotidiani), Carlo Vulpio (del Corriere della Sera) e da un direttore d’orchestra alla Fazio (magari uno come Morgan), poi spiega perché il programma è stato ribattezzato “l’anti-Saviano”:

Innanzitutto con questa operazione di grande impegno si vuole dimostrare, come ha insegnato Saviano, che si può parlare 20-25 minuti in televisione pur facendo ascolti. Che si può andare in video senza essere interrotti da un Klaus Davi qualsiasi, cosa terribile, che si può articolare un discorso. Invece di parlare della ‘ndrangheta io parlerò di Michelangelo e del Tibet, di Dio, vorrei invitare il Dalai Lama e i rabbini. E poi di “vero e falso”, di comunismo, di bellezza, valori e mafia.

Nel suo programma Sgarbi farà anche politica senza dover negare di farla e permetterà il contraddittorio:

Potrà capitare che tesi diverse vengano contrapposte. In un dibattito su comunismo e libertà voglio mettere a confronto per esempio, Dario Fo e Pannella, titolari di posizioni molto radicali. Quanto alla libertà autorale non accetto censure.

Il critico non nasconde il suo intento di andare in onda il prima possibile, soprattutto se si dovesse andare al voto:

L’idea è di partire la seconda metà di gennaio. La collocazione è assolutamente la prima serata, con quattro o sei appuntamenti, ma la rete è ancora da definire. Raiuno permette tanti ascolti, ma è una collocazione rischiosa; Raitre, come si è visto, può portare risultati imprevedibili.

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