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La famiglia Gionni, Tosca d’Aquino a Cinetivu: “Vedrete alcune situazioni alla Charlie Chaplin”

Sabato 10 Settembre debutterà su DeaKids la nuova serie tv intitolata La famiglia Gionni. Divertente e fuori dal comune, la famiglia Gionni dovrà vedersela con uno strampalato professore di inglese interpetrato da Neri Marcorè. Nel cast figurano anche Max Pisu e Tosca d’Aquino. Proprio l’attrice napoletana si è concessa a noi di Cinetivu per un’intervista.

Tosca, qual’è il tuo ruolo ne La famiglia Gionni?

Interpetro Clara, la mamma di famiglia. Sono una mamma molto carina, simpatica. Nella serie cerco di essere severa e di mettere dei paletti ai miei figli, ma ne combinerò di tutti i colori. Diciamo che interpetro la mamma che tutti i figli vorrebbero avere.

Il vostro obiettivo è quello di imparare l’inglese..

Questa famiglia non sa parlare l’inglese. Il papà, interpetrato da Max Pisu, riceve un’allettante proposta di lavoro in America. Ma per poter partire tutta la famiglia deve imparare l’inglese e quindi tutti hanno come obiettivo l’apprendimento della lingua. Per raggiungere l’obiettivo arriverà in casa una sorta di tutor che vivrà con loro e che parlerà solo in inglese. Ci saranno molte gag simpatiche: i figli saranno più abili rispetto ai genitori e ne sentirete delle belle. E’ una fiction esilarante. 

Un genere che ha anche uno sfondo educativo per i ragazzi.

Molto educativo. Oltre all’inglese lanceremo tanti messaggi importanti per i ragazzi in ogni puntata.

Cosa ti ha spinto ad accettare questa fiction?

Sicuramente il regista Maurizio Simonetti, con il quale avevo già lavorato a Crociera Vianello, l’ultimo film di Sandra e Raimondo. Lui è molto bravo, coinvolgente ed ha dei grandi tempi comici. Poi ho accettato per il progetto, che non ha nulla da invidiare alle più grandi situazioni comiche che abbiamo visto fino ad oggi.

Il tuo rapporto, nella realtà, con l’inglese com’è?

Disastroso. A scuola ho studiato francese. Poi mi sono sempre ripromessa di studiarlo ma, alla fine, non sono riuscita ad approfondire gli studi. Mi sono fermata a qualche corso. Invece spingo i miei figli a non commettere il mio errore perché oggi l’inglese è fondamentale.

Con Max Pisu e Neri Marcorè come ti sei trovata?

Benissimo. Neri Marcorè è un grande professionista. Lui è uno di quei grandi talenti che riesce a fare tutto e bene. Lui interpetra il professor Bottoni ed dovrà “interrogarci” a fine puntata. Neri parla benissimo l’inglese: ha anche studiato alla scuola per interpetri. Max è una persona deliziosa ed esilarante. La nostra comicità, insieme, funziona molto. Mi auguro di fare altri lavori con lui.

Nella tua carriera ti abbiamo vista lanciare alcuni tormentoni come Piripì e Giorginooo. Ce ne sarà qualcuno anche ne La Famiglia Gionni?

Non ci saranno tormentoni veri e propri. Ma ci saranno alcune trovate molto divertenti, come alcune situazioni alla Charlie Chaplin.

Che ricordo hai dei tuoi esordi?

Ho cominciato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo fin da piccolissima, quindi non ho un ricordo netto di quando ho cominciato. Però mi vengono in mente i primi spettacoli che mi hanno regalato la notorietà. Come Fantastico che ho fatto con Pippo Baudo. Entrai al Teatro delle Vittorie da perfetta sconosciuta e all’uscita tutti mi chiedevano gli autografi. L’effetto fu immediato.

Eri arrivata lì già con un bel pò di gavetta..

Cavolo. Avevo già fatto davvero qualsiasi cosa. A Napoli avevo lavorato nelle tv private ed avevo fatto tanto teatro; mentre a Roma avevo studiato all’Accademia.

C’è qualcosa che non rifaresti?

Rifarei tutto. Anche le esperienze più difficili e problematiche perché mi hanno fatto crescere.

L’esperienza che ti ha dato più notorietà è stata Torno Sabato con Giorgio Panariello. Hai nostalgia di quei periodi?

Molto. Con Giorgio si era creato un grande amore artistico. Era uno show che funzionava tantissimo sul pubblico. Riempivavamo i palazzetti dello sport e, quando salivamo sul palco, il pubblico ci salutava con un boato. Non potevamo neppure uscire dall’albergo nel quale alloggiavamo perché i fan ci assalivano. E’ un programma che rifarei di corsa.

E’ stato terrorizzante affrontare una platea del genere?

No, ci avevamo fatto l’abitudine. Mi sentivo come a casa. Invece ho visto grandi attori, anche nostri ospiti, salire sul palco e sentirsi come persi, terrorizzati.

Rispetto a Torno Sabato la tv è cambiata molto. In meglio o in peggio?

Non posso dire se peggio o meglio. La tv è diventata un’altra cosa. Hanno preso il sopravvento i reality show e le trasmissioni con i ragazzini. Con Torno Sabato si è chiuso, almeno per il momento, la grande televisione del varietà. Ma non sono d’accordo con chi dice che il varietà è finito: se si rifacesse un programma del genere funzionerebbe ancora molto sul pubblico.

Il genere reality lo promuovi?

Il reality puro dove i concorrenti si scannano per un chicco di riso non mi interessa. Promuovo, invece, i reality dove dietro c’è spettacolo. Dove i concorrenti cercano di imparare a ballare, cantare o recitare. Come Notti sul ghiaccio al quale ho partecipato qualche anno fa.

C’è qualcosa che vorresti fare e che non hai ancora fatto?

Mi piacerebbe molto interpetrare una cattiva. Sul grande schermo, magari.

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