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Recensione: Spiderwick – Le Cronache

Una mamma, Helen Grace (Mary-Louise Parker), con tre figli, i gemelli Jared e Simon (Freddie Highmore) e la sorella maggiore Mallory (Sarah Bolger), si trasferisce ad abitare nel New England, perché ha appena rotto definitivamente col marito, che l’ha lasciata per un’altra.
La casa, un decadente edificio gotico, lasciata libera dalla prozia Lucinda (Joan Plowright), che si è trasferita in un centro per anziani, è in realtà occupata da una creatura amante del miele, di nome Giangoccetto, guardiana del libro “La Guida Pratica di Arthur Spiderwick al Mondo Fantastico che Vi circonda”. Il libro, scritto proprio dal prozio dei bambini, il grande Arthur Spiderwick (David Strathairn), è l’insieme di tutti i segreti degli abitanti del mondo fantastico e, se cadesse nelle mani sbagliate, ad esempio in quelle dell’orco Mulgarath (Nick Nolte, che si nota ben poco) e del suo esercito di goblin, tutto avrebbe fine.
Un giorno, Jared, il figlio che ha sofferto maggiormente la separazione dal padre e l’inizio di una nuova vita, trova il libro in un baule e, incurante del biglietto che vieta di leggerlo, lo sfoglia. Tutto ciò risveglia gli orchi, che riprendono la caccia alla guida, che avevano interrotto anni prima, dopo averne perse le tracce. Per Jared, Simon e Mallory, in pericolo di vita, quest’avventura sarà un modo per ritrovare la compattezza perduta e tornare ad essere una vera famiglia.


Mark Waters dirige Spiderwick, tratto dai racconti fantasy di Tony DiTerlizzi e Holly Black, creando un ibrido tra un film fantastico per bambini e un horror per adulti, con il risultato che certe scene sono troppo crude per un giovanissimo e la storia è troppo infantile e prevedibile per un grande.
Intendiamoci: la pellicola ha dei pregi, come l’ottima prova recitativa di Freddie Highmore (già visto in La Fabbrica di Cioccolato e Arthur e il popolo dei Minimei), che interpreta entrambi i fratelli Grace, o gli effetti digitali creati ad arte dall’Industrial Light & Magic di George Lucas, ma la realizzazione degli stessi personaggi fantasy, di per sé spettacolare, o la trama non brilla esattamente per innovazione: tutta la storia ricorda molto La storia infinita, Labirinth, Le cronache di Narnia, Arthur e il popolo dei Minimei mixati con un po’ di splatter e un pizzico di Horror.
Concludendo: Spiderwick – le cronache è un film già visto mille volte, aggiornato con effetti speciali di ultimo grido, che annoia all’inizio, incuriosisce per tutto il resto del film (anche se a tratti diventa troppo ripetitivo il continuo scappare e correre all’interno del cerchio protettivo) e finisce banalmente con un happy end, scontato e tirato per i capelli, dove il bene trionfa e la famiglia felice può diventare testimonial delle fette biscottate.
La pellicola in definitiva è sufficiente perché è ben fatta tecnicamente, ma con la scusa di percorrere il genere fantastico, approfitta per raccontare allo spettatore quello che vuole, risultando poco credibile (il finale, così come l’incontro fra Jared e Spiderwick o la riappacificazione fra il figlio e la madre, lasciano perplessi) e inconcludente.
Consigliato ad un pubblico giovane, non giovanissimo (alcune scene ribadisco, possono impressionare facilmente un bambino) amante del genere fantasy. A tutti gli altri suggerisco La storia infinita, che pur non avendo gli stessi effetti speciali è capace di farti viaggiare con la fantasia.

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