Piccole donne, ecco cosa è cambiato tra film e libro

di Daniele Pace Commenta

Da oggi torna al cinema una pellicola di grande successo come Piccole Donne. Si tratta del nuovissimo adattamento del celebre romanzo di Louisa May Alcott. La regista che ha creato questo nuovo adattamento, ovvero Greta Gerwig, ha voluto rinfrescare e rivitalizzare un po’ l’avventura vissuta dalle sorelle March.

Piccole donne, ecco l’adattamento di Greta Gerwig

In questa nuova pellicola ci sono diverse differenze rispetto al libro. In alcuni casi si tratta di cambiamenti che si riferiscono al montaggio della storia, mentre altre volte riguardano altre tematiche. L’obiettivo della Gerwig è senz’altro quella di proporre nuovamente questo romanzo al grande pubblico, ma in una forma decisamente più moderna.

Tutti ovviamente conoscono Piccole donne, una storia che è diventata un’icona e che ha subito diversi adattamenti e rivisitazioni con il passare del tempo, tra pellicole, serie tv, ma anche spettacoli proposti a teatro e pure dei cartoni animati. Si tratta di uno dei libri che ha certamente fatto centro nella letteratura americana e l’adattamento che è stato lanciato nel 1994 è quello che ha raccolto il maggior numero di apprezzamenti, anche per via del cast d’eccezione.

La nuova pellicola di Greta Gerwig, però, si caratterizza per essere un adattamento davvero coraggioso e personale, molto più spontaneo e, di conseguenza, istintivo.  In questo adattamento, infatti, la regista ha scelto di puntare tanto sull’elemento della meta-narrazione. Quest’ultimo, però, è un elemento che manca in tutto e per tutto all’interno del romanzo scritto dalla Alcott, anche se l’impronta autobiografica chiaramente rimane.

Un altro elemento di sicuro interesse è rappresentato dall’intreccio dei piani narrativi. Infatti, il libro prende il via con la celebrazione della Festa del Natale nel corso della guerra, un periodo in cui le ragazze erano tutte molto giovani. La pellicola, invece, comincia con una Jo March che, in quel momento, aveva 25 anni e stava per recarsi ad un colloquio con un noto editore di New York. Il film della Gerwig si muove, poi, sfruttando specifici salti temporali, optando per un approfondimento dei vari personaggi al posto che seguire una narrazione lineare e costante. Si può certamente dire come le varie scene emergano una dopo l’altra più che altro come se fossero un vero e proprio flusso di ricordi.

In fin dei conti, il lavoro così coraggiosamente svolto, ha portato in dote un risultato finale di tutto rispetto: una catena di emozioni in cui gli eventi non sono per forza accaduti così come sono stati riportati. Cambia anche il ruolo della fede: importantissima nel libro, più marginale nell’adattamento della Gerwig.

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