Recensione: Leoni per agnelli – Redford invita all’impegno

di gioiabo 2

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Sette anni ha impiegato per tornare dietro la macchina da presa, in attesa di una buona storia da stampare su una pellicola e da dare in pasto al pubblico affezionato. Robert Redford si ricorda di essere un regista oltre che uno degli attori più amati di Hollywood e si ripresenta nelle sale con un film strappalacrime e decisamente impegnato.
“Leoni per agnelli”
è un film destinato a sbancare i botteghini sia per l’argomento trattato che per le star di primo piano scelte dalla produzione.

Lo stile della narrazione si rifà al genere teatrale, con improvvisi cambi di scena, per raccontare tre storie diverse in tre diversi ambienti.
Redford ritaglia per sé un personaggio su misura, quello di un professore universitario, che ha il compito di impartire lezioni di vita al suo allievo migliore (interpretato da Andrew Garfield), per indurlo a non sprecare il suo talento.

Sipario. Cambio scena. Due icone del cinema americano: Tom Cruise nei panni di un ambizioso senatore repubblicano impegnato e Meryl Streep, una giornalista chiamata a sostenere la campagna militare in Afghanistan.

Atto terzo. Esterno notte. Due soldati si ritrovano feriti ed accerchiati tra i monti dell’Afghanistan, in preda alla paura ed alla rassegnazione.

E’ chiaro che la divisione tra le varie scene non è così netta, ma le tre storie sono legate tra loro da un filo comune: i marines – ex allievi del professore- altro non sono che le prime vittime della strategia del senatore. Fin qui la storia di una pellicola godibile ed avvincente.

Volutamente non riveliamo particolari che potrebbero togliere allo spettatore l’effetto-sorpresa e magari indurlo a scegliere un’altra pellicola, per trascorrere una serata al cinema. Qualche considerazione sul messaggio però è dovuta.

Se dovessimo scegliere una frase che rappresenti il film, dovremmo citare il professor Redford, che in una scena chiede: “Di cosa muore la democrazia americana? Di indifferenza”.

L’indifferenza di giovani dotati ma poco propensi a mescolarsi alla feccia della classe politica, nascondendosi dietro la scusa della corruzione del potere. L’indifferenza dei giornalisti assoldati dalla politica e pronti a giocar duro, pur di difendere idee preconfezionate e di comodo. L’indifferenza di un governo che spedisce al fronte gli immigrati, allettati dal miraggio del facile guadagno, per tenere sotto una campana di vetro i privilegiati figli di papà.

Argomenti scottanti che scuotono la coscienza dello spettatore, inducendolo a riflettere sul proprio ruolo nella società. E poco importa se il film è tipicamente americano: la guerra non l’abbiamo voluta noi, ma è troppo comodo chiamarsi fuori e nascondersi dietro ad un dito. E’ un chiaro invito a dare il meglio di se stessi in ogni azione compiuta. ad essere partecipi, ognuno nel proprio piccolo mondo, alla vita sociale. Un invito alla riflessione che lo spettatore non può non raccogliere.

Commenti (2)

  1. Interessante!Lo vedrò sicuramente…dopo 3/4 di bottiglia scolata!..troppo lento e pesante,cavolo a natale bisogna essere felice quindi,lo vedrò appena dopo le feste quando sarò in fase.

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