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  • 07
  • apr
  • 2008

Psicotivù – Il Commissario Montalbano

Di Enrico Nanni, in Psicotivu.
Montalbano

Prima che il prossimo paziente entri io mi rilasso trenta secondi sulla sedia. Anche stavolta sono riuscito a fare tardi, sono stanchissimo, non dovrebbero permettermi di ricevere pazienti a quest’ora, forse non sono in grado di essere loro d’aiuto.

Adesso ho bisogno di qualcuno che aiuti me, un paziente che mi aiuti ad aiutarlo, e a giustificare la stanchezza e la fatica che settimanalmente mi costruisco addosso.

Entra il paziente. Un sussulto, come quando vieni sorpreso a leggere una rivista pornografica da un parente. Ma poi lo vedo, e mi rilasso subito. La figura che ho davanti mi comunica familiarità, sicurezza e simpatia allo stesso tempo. Faccio fatica a rendermi conto di essere nel mio studio e non in un un buon ristorante.


Adesso ricordo. Ho una convenzione con la Polizia di Stato per i loro colloqui di routine, ecco perchè si presenta come Commissario Montalbano. Lo faccio accomodare, e lui sprofonda sulla sedia come se fosse reduce da un viaggio lunghissimo.

A modo suo è effettivamente un reduce, ne è una tipologia quantomeno. Di solito chi viene da lavori duri come quelli tipo polizia riporta sempre dipinti drammatici, storie fatte di chi non ha più la voglia di portare avanti un lavoro che è costretto a portare avanti.

Lui no. Lui è ha tutt’altro per la testa. Ha lo sguardo perso lontano, chissà dove, con gli occhi sfonda le pareti del mio studio, il battito del suo cuore è sincronizzato con altro rispetto alla fredda bianchezza delle pareti che ci circondano indifferenti. Gli chiedo come va.

Fa una risatina accattivante. Mi dice, sorridendo amaramente, come vuole che vada. Mi dice che il divario tra le responsabilità e la voglia di lasciarsi andare alle cose che adora a volte lo logora. Mi dice sorridendo che la sua vita è complessa, che non me la racconterà in un minuto.

Il senso del dovere che gli leggo nel gradevole accento siciliano ricorda più il senso della giustizia. Non credo di aver mai visto uno come lui. Gli chiedo se ha voglia di raccontarmi qualcosa, e lui mi dice che preferiebbe essere a casa sua, a guardare il mare, a far crescere la voglia di tuffarsi fino a soddisfarla in modo violento e improvviso.

Questi sono i suoi modi, nel vivere e nel lavorare. Conosce bene una parte di quello che vuole, non ci sono segni di disturbi d’ansia nelle sue parole, ma una vaga ombra di malinconia, tuttavia la sua forza lo tiene lontano dai disturbi depressivi, ha una forza emotiva tale e così evidente che sembra possedere la consistenza dela terra che lui stesso ama.

So, dal rapporto che mi arriva sempre prima di fare una di queste visite, che ha risolto una quantità spropositata di casi, e tutti in Sicilia, in una zona particolare, mi stupisce molto il fatto di trovarmi davanti ad una persona così attenta al dettaglio da non lascarsi andare al lassismo di non curarsi più di tanto di vicende apparentemente marginali, i piccoli, lontani delitti, che accadono in un Italia che sembra quasi non essere Italia per lo stato stesso.

Dallo stesso rapporto vedo che usa mezzi non ortodossi, ma anche che non è violento, e che non ci sono stati effetti collaterali dai risultati delle sue indagini.

Gli chiedo degli affetti. Ha una donna, Livia ma è lontana. Forse è la distanza giusta, a giudicare da come ne parla. Mantiene le distanze con tutto quello che lo circonda, dice, per sopravvivere. Per sopravvivere ai mille orizzonti senza sfondo che gli si parano contro quotidianamente, per comprendere l’infinita contraddizione del più piccolo filo d’erba della sua dolce e amara terra natia.

Ma gli amici, il gruppo sono tutto per lui. Quando si sente in squadra si sente se stesso, crede fermamente nell’immagine di un team in cui i componenti non possono andare avanti individualmente, in cui, consuetamente, il tutto è un qualcosa che supera la somma delle parti.

Mi alzo e sorrido. Gli stringo la mano e lo accompagni alla porta, gli dico che è sano come un pesce, ma lui stesso lo sa meglio di me. Gli dico che ci rivediamo l’anno prossimo, e trattengo nella mia mente le parole successive, relative al fatto che vorrei che fossero tutti come lui, o che almeno uno come lui vegliasse sulla mia vita e su quella delle persone a cui voglio bene.

Andandosene mi consiglia di prendermi una vacanza, e credo che seguirò il suo consiglio.

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Sono stati scritti 3 commenti su "Psicotivù – Il Commissario Montalbano"

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