Un minuto per vincere: un grande gioco di società in tv

 
Fabio Morasca
4 settembre 2011
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Un minuto per vincere, il nuovo game show del preserale domenicale di Rai 1, condotto da Max Giusti, si è rivelato, dopo la prima puntata trasmessa oggi, un programma, tutto sommato, godibile. Un’idea fresca e immediata, anche se non certo memorabile, è ciò che si presenta dinanzi allo spettatore: giochini d’agilità, ricreabili anche dal pubblico a casa con materiali a portata di mano (matite, uova, bicchieri, bottiglie ecc…) dove il player di turno lascia a casa la cultura o il puro “Fattore C”, per far sfoggio di tutta la propria destrezza, incluso un pizzico d’ingegno e ovviamente fortuna. In poche parole, un grande gioco di società in tv.

I giochi, presentati con voce femminile suadente che sembra preannunciare qualcosa di televisivamente epico, sono divertenti, alcuni al limite del puerile (scaricare un contapassi con la testa), altri non proprio belli da vedere (strisciare per terra facendo slalom tra le spazzole per il water), altri accattivanti (fare tris in una griglia di bicchieri, lanciando delle palline), soprattutto quando il gioco va avanti, i soldi aumentano, la difficoltà, di conseguenza, anche.

Per quanto riguarda la conduzione, Max Giusti non è nuovo ai game show, di conseguenza, il suo stile è già conosciuto. Giusti, ovviamente, dà il “meglio” di sé quando si tratta di buttarla in bailamme, impacciato nel ripristinare il pathos quando il concorrente è ad un passo dalla dipartita dal gioco.

Le cose da rivedere: gli inutili Rvm pseudostrappalacrime che stonano non poco, essendo banali, usurati, fastidiosi persino in un reality, figurarsi in un gioco a premi che occupa un’ora della tua esistenza.

I super replay, invece, accompagnati da musiche gloriose creano un effetto demenziale soprattutto quando in onda ci sono immagini al rallentatore di una ragazza che fa muovere alcune uova con un cartone della pizza.

Un game show, che a dirla tutta, non sembra neanche del tutto idoneo al pubblico istituzionale di Rai 1, visto l’indirizzo evidente soprattutto ad un pubblico più fresco e giovane.

Un minuto per vincere è un format acquistato all’estero, Minute to win it: considerando la formula semplice semplice e i giochi altrettanto elementari, è possibile che gli autori di casa nostra non abbiano avuto l’adeguata fantasia per sfornare ordinarie ma funzionali trasmissioni come questa?

 

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