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  • 25
  • mar
  • 2008

Recensione: La banda

La banda
Una banda di Alessandria d’Egitto approda in terra d’Israele, ma, invece di ricevere una calorosa accoglienza organizzata dalla sua ambasciata, non trova nessuno ad aspettarla.
Gli 8 componenti, comandati dal colonnello Tawfiq (Sasson Gabai), voce della banda, decidono di cercare di arrivare all’inaugurazione del centro culturale da soli, ma per un errore di pronuncia finiscono in una sperduta cittadina dimenticata da Dio.
In città c’è Dina (Ronit Elkabetz), la giovane proprietaria musulmana del ristorante dove la banda si appoggia per trovare una soluzione all’imprevisto, che noncurante delle differenze di religione e dei passati conflitti tra le due nazioni, li aiuta dando loro da mangiare e sistemandoli alla buona per farli dormire.


Eran Kolirin, alla sua prima regia cinematografica, racconta, con La banda (The Band’s visit / Bikur Ha-Tizmoret), l’incontro tra due culture, che mettendo da parte politica e religione, hanno molto di più in comune di quanto possano pensare. Grazie alla diversa dislocazione dei membri della banda possiamo seguire storie differenti, nelle quali i personaggi, inizialmente riottosi finiscono per integrarsi e completarsi: Dina e Tawfiq, che hanno bisogno di parlare e di essere ascoltati si ritrovano a discutere per ore e ore; un componente della banda insegna ad un ragazzo come conquistare la ragazza che gli piace; un altro condivide il telefono con un cittadino del posto; un altro completa un’opera musicale iniziata anni prima, grazie ai consigli di un giovane ragazzo che lo ospita a casa sua.
Il film piace per la sua semplicità e dignità, per il messaggio che manda (dietro a ideologie, c’è sempre un essere umano), per la novità della storia, per il ruolo centrale della musica come collante universale, ma è tremendamente lento e la difficile comunicazione tra i protagonisti del film, se da un lato è affascinante, alla lunga per lo spettatore puà diventare tedioso.
Concludendo: il pregiudizio nei confronti di film non occidentali e la paura che la pellicola possa essere il solito polpettone sulle sofferenze di un popolo, può portare lo spettatore a scegliere altri titoli, ma se siete tra quelli che non hanno paura a sperimentare, allora provate a guardare La banda, vincitore di 25 premi di cui uno a Cannes: niente lacrime, niente politica, niente religione, ma solo un’insolita storia che vede protagonista la gente comune e la loro sensibilità.

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Commenti:

E' stato scritto un commento su "Recensione: La banda"

  1. Gill

    Un film strano, noioso ma da vedere!




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