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  • 20
  • feb
  • 2008

Recensione: Il petroliere – Un film da vivere più che da guardare

Di Diego Odello, in Cinema drammatico, Tutto il Cinema.
Il petroliere
Il petroliere, candidato all’oscar per la migliore regia, il miglior montaggio, la migliore scenografia, miglior fotografia, miglior sceneggiatura non originale, miglior sonoro e miglior attore protagonista, narra trent’anni (1898-1927) di vita di Daniel Plainview (Danny Day-Lewis), un minatore, che nel 1898 cercando un giacimento d’argento, s’imbatte in un giacimento di petrolio.
Il petroliere, diretto magistralmente da Paul Thomas Anderson (Magnolia), racconta, attraverso primi piani e panoramiche, suoni assordanti e silenzi angoscianti, la vita di un uomo in continua competizione con il mondo, alla continua ricerca del successo, pronto a tutto per ottenerlo, dal crearsi una storia strappalacrime (la moglie morta per dare alla luce il figlio), al rinnegare se stesso e il suo credo (la confessione pubblica di essere un peccatore) pur di avere terre da trivellare.
There will be blood (il nome originale della pellicola) è la vita di un bambino, H.W. (Dillon Freasier) orfano rimasto sordo in seguito all’esplosione di un pozzo, preso dal protagonista per non rimanere solo, e perso dallo stesso per la sua incapacità di amare; è l’avidità di un ipocrita predicatore opportunista, il rivale numero uno del petroliere, un uomo di fede (si fa per dire) schierato contro un uomo del tutto materialista e avido.


La pellicola è un inno alla speculazione: specula Daniel pagando meno di quello che dovrebbe gli appezzamenti di terra, intortando i contadini con promesse di progresso e ricchezza, facendo sognare agli ignoranti la cultura per i figli, ai poveri caterve di denaro; specula il predicatore facendo breccia sulla buona fede della gente, pur di poter avere anche lui una fetta della torta e arricchirsi; Specula chiunque abbia a che fare con l’oro nero e pure chi non ha niente a che fare: un esempio è un uomo che si finge fratello di Plainview pur di entrare nella partita.
Concludendo: meritatissimi, a mio modo di vedere, sarebbero gli oscar per la miglior fotografia (Robert Elswit – direttore della fotografia anche di Syriana e Magnolia) e la miglior scenografia, che in certi momenti lascia senza fiato (uno su tutti quando brucia il pozzo di petrolio) e che è sporca quanto la storia a cui deve dare sfondo, quello per il miglior sonoro (firmata Johnny Greenwood), che aggiunge al film tensione a tensione e quello come miglior attore protagonista a Danny Day-Lewis (L’ultimo dei Mohicani e Gangs Of New York), capace come pochi di sorreggere un film, di più di due ore, praticamente tutto da solo, spesso solo con una grande mimica facciale.
Il petroliere è un affresco degli inizi del secolo scorso, un film non fatto per essere guardato, ma per essere vissuto, una pellicola lenta e grezza, che come il petrolio va raffinata, in questo caso mentalmente, per poterne apprezzare la qualità. Forse non è un film che merita il premio oscar (forse un pò deludente il finale), perché troppo distante dalla nostra realtà per essere totalmente compreso nella sua bellezza, ma sicuramente è un film da guardare con attenzione e rendere proprio.

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Commenti:

Sono stati scritti 7 commenti su "Recensione: Il petroliere – Un film da vivere più che da guardare"

  1. Gill

    Gran bel film, Daniel Day Lewis a mio avviso è un grande attore, la storia è pesante, difficile da comprendere per chi non vive in un continente chiamato America!

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  2. Pizzicone

    L’ho visto ieri: secondo me bellissimo, soprattutto per la fotografia e il sonoro (in pratica non esiste colonna sonora), e per la recitazione di Daniel, grandioso.
    Poi se ci metti che Anderson è il mio registra preferito beh…

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  3. Diego Odello

    Infatti Daniel ha vinto… qualcosa vorrà dire no?

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