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La crisi c’è, anche per la tv americana

Di Enzo Mauri, in Canali televisivi esteri.


La crisi c’è e si vede, con le sue inevitabili ripercussioni anche sulla tv, se da un lato gli analisti cercano di interpretare le reali conseguenze sul sistema televisivo americano, dall’altro gli effetti già ci sono come viene evidenziato da uno studio dell’Università del Maryland, pubblicato sulla rivista Social Indicators Research. Secondo i ricercatori d’oltre oceano la televisione in tempi di crisi torna ad essere l’elemento dominante nella vita delle persone infelici, dove per infelicità s’intende la mancanza di fondi per poter condurre una vita sociale degna di nota.

In pratica come sostiene John Robinson dell’ateneo del Maryland gli infelici sono maggiormente predisposti verso la tv in quanto mezzo per dimenticare i problemi. I ricercatori hanno studiato i dati sulle abitudini di 30 mila statunitensi nel corso degli ultimi 30 anni, da cui si evince che coloro che hanno scarsi mezzi di sostentamento guardano la tv in media il 20% in più di coloro che svolgono più attività sociali.

La notizia è stata accolta positivamente dai network americani come la Fox, il cui presidente Kevin Reilly ha affermato:”Storicamente in circostanze difficili, ad esempio l’11 settembre, il pubblico cerca intrattenimento a basso costo e questa potrebbe essere una buona notizia per noi. Ci sono molti ottimi programmi gratuiti trasmessi ogni sera su Fox“.

Il rovescio della medaglia potrebbe essere rappresentato dal fatto che gli utenti delle pay tv via cavo potrebbero propendere per “pacchetti” meno cari. Nel secondo quadrimestre del 2008, ad esempio, la cable tv HBO, ha subìto una leggera diminuzione degli abbonamenti, non succedeva dai primi anni ’90.


Quanto alla vendita degli spot, si potrebbe dedurre che il maggior numero di telespettatori andrebbe a beneficio del mercato pubblicitario, ma le cose non stanno proprio così e i prossimi mesi negli Stati Uniti potrebbero essere di “vacche magre” con una contrazione degli investi, fenomeno che ha già colpito l’Europa dove ci sarà nel 2009 una riduzione del 5-9%, tendenza prevista anche per il 2010. Il colosso britannico ITV, si aspetta un declino degli introiti pubblicitari nell’ordine di 100 milioni di sterline (125 milioni di euro).

I principali network americani si stanno già predisponendo con delle misure anticrisi che potrebbero determinare la riduzione dei programmi autoprodotti, l’aumento delle repliche attingendo ad un magazzino pressoché illimitato oltre ad una incentivazione dei cosiddetti infomercials, le televendite tanto care al mercato nostrano sicura e inesauribile fonte di guadagno. Di fronte ai mesi difficili che ci attendono la tv continuerà a rivestire un ruolo principe, con le debite controindicazioni tipiche di chi la segue in dosi eccessive ovvero la teledipendenza.




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