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  • 26
  • nov

In Harm’s Way: il pericolo è il mio mestiere

Di Enzo Mauri, in Programmi stranieri.


L’arte del pericolo: esistono al mondo persone che amano mettersi alla prova, dei veri funamboli esistenziali che si librano sul sottile confine tra la vita e la morte, una scelta di vita che fa del loro mestiere la materia prima per il format In Harm’s Way in onda ogni domenica sulla rete statunitense Cw.

Quello che spesso e volentieri la reale finzione degli sceneggiati ci propina, al punto da non riuscire più a distinguere tra i filmati di un telegiornale e un cadavere posticcio disteso sul lettino dell’obitorio, viene osservato nella sua vera essenza attraverso l’obiettivo senza filtro di una macchina da presa: il rischio allo stato puro.

Prodotto da Craig Piligian (Dirty Jobs, American Chopper, Survivor) per la Media Rights Capitol, di In Harm’s way è stata realizzata finora una stagione composta da sette episodi di un’ora ciascuno. Ogni settimana Ellis Hunter ex pilota dell’aeronautica militare, definito dalla rivista People Magazine, tra le prime 50 persone più belle al mondo, ci conduce nel mondo dei mestieri più difficili e pericolosi: di fatto In Harm’s Way può essere definito un docu-reality.

Gli esempi fino a qui proposti sono molteplici: a quali inconvenienti va incontro un fotografo di guerra, disposto a sfidare le insidie del fato pur di immortalare, istanti drammatici? Ellis Hunter ci fa conoscere due fotografi nella Striscia di Gaza, una delle zone geografiche più “calde” del mondo, la possibilità che la loro azione venga ritenuta compromettente tra le fazioni che si sfidano nell’area, è altissima, ogni scatto può essere l’ultimo.


La Guardia Costiera americana viene seriamente impegnata a largo dell’Alaska, nel salvataggio di natanti in difficoltà, sono almeno 200 gli interventi l’anno e le difficili condizioni climatiche rendono ogni operazione di difficile esecuzione con uomini che rischiano la propria vita per salvarne un’altra. Si diceva che esiste gente che fa del pericolo il personale motivo esistenziale, sono gli uomini della Professional Bull Riders Association, i cow boys visti in tanti film western che si sfidano nei rodei a chi resta più a lungo in groppa a un toro che nella maggior parte dei casi mostra di non apprezzare il trattamento: qualche volta il roadie sbalzato di sella, finisce sotto gli zoccoli dell’animale…

Questo e altro è possibile seguire anche sul sito della Cw, a proposito di In Harm’s Way, un programma che può appassionare e allo stesso tempo renderci più solidali nei confronti di chi non guadagna troppo spesso meritandola, l’attenzione dell’opinione pubblica.




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